martedì 8 settembre 2015

Gli ultimi 5 anni di Sanremo.

Ciao ragazzi! Oggi vi voglio parlare di un famoso festival della musica italiana, diciamo il più famoso dai: il Festival di Sanremo! Parleremo dei vincitori degli ultimi 5 anni, delle

canzoni e dei vari artisti.

- Anno 2010:
Vincitore: Valerio Scanu, che aveva vinto l'anno prima ad 'Amici'.
Vince con una canzone che sarebbe meglio chiamare motivetto, cioè 'Per tutte le volte che...'.
Con parole strane e abbastanza banali e con una melodia orecchiabile, è una canzone che è entrata immediatamente in testa agli Italiani.
 https://www.youtube.com/watch?v=A8qPSrUojxI
Secondi classificati: Pupo, Filiberto e Canonici con 'Italia amore mio'.
Terzo calssificato: Marco Mengoni con 'Credimi ancora'.


- Anno 2011:
Vincitore: Roberto Vecchioni.
Grande poeta, più che cantante. Vince con la canzone 'Chiamami ancora amore', la quale ha un testo toccante e bellissimo. Azzarderei a dire una delle canzoni d'amore più belle che siano state composte.
https://www.youtube.com/watch?v=_Eo_5aiwGHo
Secondi classificati: Emma e Modà con 'Arriverà'.
Terzo classificato: Al Bano con 'Amanda è libera'.

- Anno 2012:
Vincitrice: Emma Marrone, che anche lei aveva vinto l'anno prima ad 'Amici'.
Emma Marrona vince con 'Non è l'inferno', canzone che parla della situazione passata ed anche odierna dell'italia. Testo azzeccatissimo e melodia avvincente, il tutto accompagnato da una voce molto calda e particolare.
https://www.youtube.com/watch?v=pMzNxA81qmE
Seconda classificata: Arisa con 'La notte'.
Terza classificata: Noemi, 'Sono solo parole'.

- Anno 2013:
Vincitore: Marco Mengoni con 'L'essenziale'.
https://www.youtube.com/watch?v=unRjK82bDLw
Canzone tutt'ora molto famosa, sia grazie ad il testo che alla melodia.
Secondo calssificato: Elio e le storie tese con 'La canzone monotona'.
Terzi classificati: 'Se si potesse non morire', Modà.

- Anno 2014:
Vincitrice: Arisa.
Vince 'Controvento', canzone diversa dalle solite canzoni d'amore, insolita, e grazie alla voce particolare e bellissima di Arisa la canzone è piacevolissima da ascoltare.
https://www.youtube.com/watch?v=wPrKYs2iDKQ
Secondi classificati: Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots con 'Liberi o no'.
Terzo classificato: Renzo Rubino con 'Ora'.

- Anno 2015:
Vincitori: 'Il volo'.
Vincono questi tre giovani cantanti, finti lirici, con la canzone 'Grande amore'. Oltre ad un testo carino, purtroppo non trovo nulla di bello in questa canzone, nè la melodia, nè la voce di questi tre ragazzi.
https://www.youtube.com/watch?v=w1f6o1HQBvg
Secondo classificato: Nek con 'Fatti avanti amore'.
Terza classificata: Malika Ayane con 'Adesso è quì'.

Spero di alleviarvi la serata mentre ascoltate queste canzoni, e se c'è qualcosa che vi piace o che non vi piace, lasciate un commento quì sotto! Buona serata a tutti! :)


- Ludovica Viola.

sabato 5 settembre 2015

Un articolo e basta.

"Non ho deciso di non dargli un titolo, è che non ce l'ha e basta."
È questo che mi è balenato in mente quando stamattina cercavo qualcosa di cui parlarvi.
L'articolo non ha nome come, quando ci guardano dall'alto, nessuno di noi ne ha. 

Palahniuk, molto celebre qualche anno fa, surclassato dal gusto del pubblico per il "più spinto" e "più avanti" realismo sporco di Bukowski, ha scritto quel che ora mi ha fatto pensare che, almeno per oggi, il titolo sarà superfluo:
“Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.
A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.
Oppure possiamo scegliere da noi.
E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.”
Questa citazione è tratta da "soffocare", uno dei libri forse migliori che io abbia mai letto.
Posso passare la vita a farmi dire chi sono dal mondo. e a decidere di dover dare spiegazioni anticipate su quello che scrivo con un titolo ad effetto perché altrimenti non lo leggerete. Lasciare che i miliardi d'articoli scritti prima del mio decidano che non vale nulla.
Oppure scegliere io. Non dargli un titolo oggi. E incentivare la capacità di andare a fondo di chi non si è lasciato bloccare da un titolo che non c'è.
Tre quarti dei ragazzi d'adesso decantano d'avere il mare dentro, che devi sfogliare pagine del loro libro per sapere chi sono, come sono, e quando c'è l'alta marea e la tempesta e il mare calmo. Ma nessuno si preoccupa di scrivere concretamente qualcosa su quel libro, come nessuno si preoccupa di affrontare il proprio mare.
Eppure, sarebbero gli unici in grado di farlo.
Non pretendo cose meravigliose, pretendo di pretendere tutti d'essere straordinari a modo nostro, nel nostro piccolo, sentendo noi stessi d'esserlo senza stare a decantarlo. Di non far scegliere alla storia se siamo buoni o cattivi. A lasciare che sia il passato a decidere del futuro. Oppure scegliere noi. E inventare qualcosa di diverso.

Perché “Forse ogni volta che facciamo un piccolo sforzo ci stiamo allenando per fare miracoli veri.”

E uno quando deve farli poi, "i miracoli", ci riesce talmente bene, che essere "uno" per chi guarda dall'alto non è più tanto importante. È importante essere. 

E cercare di farlo ogni giorno è il miracolo più grande che un uomo possa compiere al giorno d'oggi. 


Ma è soltanto un articolo senza titolo. Senza pretese. Un articolo che ho deciso fosse un articolo e basta.

- Alessandra Bartolomei.



giovedì 3 settembre 2015

Siate liberi di essere belli

"[...] 'Beauty is truth, truth beauty,'—that is all 
Ye know on earth, and all ye need to know."
(J. Keats)

Buonasera cari lettori la scorsa volta ci siamo lasciati accattivare dal mondo ricco di sfaccettature di Egon Schiele.
Quest'oggi pensavamo di parlare di qualcosa di molto vicino alla nostra società: la concezione di 'bellezza'.
Cosa ci fa affermare che qualcosa sia bello? E quando lo è realmente? La bellezza è solo apparenza o anche sostanza?
Fondamentalmente quando riteniamo qualcosa 'bello' , il più delle volte, lo facciamo perché la società moderna impone dei canoni secondo cui andiamo a delimitare la vera e propria essenza della bellezza stessa.
Al giorno d'oggi per essere considerato 'bello' bisogna avere caratteristiche ben definite, ad esempio è necessario entrare in una taglia 38, avere lo spazio tra le cosce, riempirsi di trucco, seguire mode che non si limitano più al vestiario. Anche leggere, anche il linguaggio, anche il rapportarsi ad altri sta cominciando a diventare un 'qualcosa da seguire a occhi chiusi'.
Ma perché non ci fermiamo un attimo a pensare che tutto ciò non porta a nulla se non all'annullamento di noi come individui in grado di cogliere e di avere un proprio concetto e sentimento di bellezza?! Forse perché dovremmo rompere con schemi. Forse perché è più facile adattarsi. Forse perché ci sono troppi 'forse'.
Mark Ryden, un artista contemporaneo degli Stati Uniti che ha disegnato le copertine di album famosi per grandi cantanti o gruppi (copertina dell'album di Michael Jackson 'Dangerous', copertina e l'intero libretto dell'album 'One Hot Minute' dei Red Hot Chilli Peppers), propone una critica al sociale sotto forma di quadro:




Effettivamente rispecchia perfettamente ciò che stiamo diventando: persone che aspirano a modelli imposti. Succede ogni giorno quando diciamo che prima o poi ci metteremo a dieta,  succede quando ripetiamo che andremo in palestra, quando entreremo per forza in quel vestito così corto e stretto. Con ciò non vogliamo criticare il 'cercare di migliorare se stessi', ma il farlo perché la società ci fa' sentire costantemente in difetto.
Questa bambina, inginocchiata di fronte alla Barbie, sta piangendo. Tuttavia cosa ha che non va? Nulla. Fino a prova contraria 'La bellezza sta nell'occhio di chi guarda'. Non c'è bellezza più bella di quella che l'occhio sappia cogliere. Ed è cosi che si scopre che essa non si trova nelle apparenze, ma in ciò che si cela. La capacità di saper trasmettere qualcosa, il silenzioso movimento che crea armonia...ecco cosa realmente è il 'bello'.
Keats afferma che ci son due tipi di bellezze che vanno a regolare l'esistenza e il mondo: Spiritual beauty e Physical beauty. La prima non è legata né a tempo né a spazio. Essa esiste, è eterna. Al contrario, la seconda risulta legata alla condizione umana: limitata e finita.
Ma non pensate che la vera concezione di bellezza dovrebbe scindere dalla nostra natura?
Essere 'belli' non è solo legato all'apparire, ma sta nel saper trasmettere qualcosa. Come l'arte, come noi. In fondo anche noi siamo arte, basta prenderne consapevolezza. Ognuno di noi ha delle caratteristiche che lo rendono speciale, fuori dagli schemi. Perché dover sopire quei lati?! Solo per una stupida convenzione? Non siamo d'accordo.
Giorgione dipinse la famosa "Venere dormiente" rappresentando l'inconsapevolezza e l'innocenza di una donna bellissima.


 Osservandola meglio si arriva a rimanere incastrati tra i lineamenti della Venere. Lei non sa quanto sia bella. Lei non è cosciente di quanto sia in grado di togliere il fiato. Eppure non segue i soliti 'canoni estetici' e noi, ora come in futuro, siamo sempre senza fiato di fronte a lei. Ti fa quasi venir vogtlia di urlarglielo quanto effettivamente sia magnifica. Ma non ci sono parole. E' arte. E' silenzio. E' un sorriso accennato con tenerezza.
Completamente differente risulta "La Vendere di Urbino" composta da Tiziano.



Lei lo sa. Questa Venere è perfettamente conscia di quanto sia bella ed è proprio questo a renderla fine a se stessa. Guarda col suo sguardo fiero, quasi a sfidarti, a volerti intimorire. Ma questa è paura di non essere all'altezza o piena consapevolezza di sé?! Molto spesso le persone che ci sembrano più sicure di loro son le prime ad aver paura di non essere accettati dalla società che continua a mantenerci legati a standard talvolta troppo stretti. Abiti non nostri. Pensieri non nostri. Concezioni non nostre.
Ognuno è bello a modo suo. Mostratevi per ciò che siete, parlate di ciò che amate, non ci sono occhi più belli di quelli di chi discorre di ciò che gli toglie il fiato. Non sono gli occhi chiari, scuri. Sono gli occhi di chi ama forte, di chi parla le ore di ciò che ama. Quelli sono occhi belli. Siate liberi. Siate liberi di mostrarvi per ciò che siete. Siate arte a modo vostro.


Con affetto, alla prossima!


Silvia Bottero, Claudia della Monica

lunedì 31 agosto 2015

Le migliori serie tv del 2015

Il 2015 con l’avvento di Netflix è diventato l’anno delle serie tv. C’è stato infatti l’esordio di decine di serie tv molto interessanti , ecco a voi la nostra classifica.


5. Unbreakable Kimmy Schmidt
L a serie segue le vicende di Kimmy Schmidt , una ragazza sequestrata da una setta religiosa e liberata 15 anni dopo che si trasferisce a New York per cominciare una nuova vita. Prodotta da Tina Fey , è una commedia brillante e divertente che racchiude in sé tutti i tipici clichè sulla città di New York . Ottima l’interpretazione di Ellie Kemper .


4. Raised by Wolves
Prodotta da Channel 4 parla di una famiglia disfunzionale  , pazza ed eccessiva ( avete presente Shamless ? Triplicatelo ) dove i figli sono cresciuti ‘’ dai lupi’’. I personaggi principali sono le due sorelle maggiori Aretha e Germaine  diverse non solo fisicamente ma anche caratterialmente , la prima introversa , magra e rossiccia , l’altra iperattiva e robusta; e la matriarca Della , una donna piena di sé e con un atteggiamento mascolino. Consigliato a chi è amante del black humor.


3.Odd Mom Out
Ispirato alle vicende di Jill Kargman , la serie tv mostra in una chiave ironica e anche un pizzico pungente la ricca classe dell’Upper East Side di New York  , protagoniste sono le bellissime e trendy mamme newyorkesi , così ricche e belle che Jill si ritroverà ad essere la pecora nera del gruppo.


2. Mr Robot
Targata USA Network , la serie è incentrata sul giovane Elliot un programmatore e impiegato presso un’azienda di sicurezza informatica , che dopo essere riuscito ad arginare un attacco informatico , viene contattato da un gruppo segreto di hacker il cui fine ultimo è quello di attaccare e distruggere la Evil Corp. La Evil Corp è simbolo di critica verso tutte quelle corporazioni che si arricchiscono sfruttando i cittadini e illudendoli con la prospettiva di un futuro migliore. Una serie tv innovativa e sempre in bilico su ciò che è lecito e non.


1.Outlander

Tratto da una saga letteraria scritta da Diana Gabaldon , narra le vicende di Claire Beauchamp , un’infermiera di guerra sposata con lo storico Frank Randall. I due decidono di partire ad Inverness , per recuperare il loro rapporto , ma durante una visita al cerchio druidico di Craigh na Dun , Claire viena catapultata nel 1743 , periodo storico caratterizzato dalla ribellione delle truppe scozzesi alle invasioni delle truppe inglesi. E’ in quest’epoca che conoscerà Jamie Fraser , un giovane guerriero che l’aiuterà a ritornare alla sua epoca. Scenografie pazzesche , i paesaggi scozzesi arricchiscono ancor di più quest’emozionante serie , buoni gli attori , perfetta soprattutto la chimica tra i due protagonisti .  


- Maria Torromeo

venerdì 28 agosto 2015

Ridatemi il dettaglio d'un sorriso.

Quando ti affacci dalla finestra, cosa vedi? In una strada affollata, stracolma di esseri umani immersi nella loro quotidianità, cosa noti?
Passeggiando tra le aiuole e i marciapiedi coperti da sigarette e siringhe, a cos'è che pensi?
Sono domande a cui non trovo risposta.
Sono troppo impegnata a pensare a irrecuperabili quesiti e interrogativi ormai insanabili e smarriti.
Voglio riconquistare il tempo, voglio riprendermi lo spazio e riciclare tutta la materia sprecata e consumata da dilemmi e dubbi.
Non voglio che tutto rimanga un'incognita, non sono una persona spronata da insignificante superficialità. Io non sono superflua.
Voglio solo sedermi su una panchina e tastare il legno da cui è composta e notare il "Mamma!! io non voglio andare a scuola domani!" Di un bambino iperattivo e vivace, una casalinga che :" Stasera venite a cena da noi? Cosa portate?" Alla coppia di amici senza figli.
Voglio scorgere sorrisi scolpiti sui visi, il disappunto delle anziane signore ai tavolini del bar alla vista di una dodicenne in minigonna, udire l'urlo di un neonato in carrozzina e le risate isteriche di un gruppo di amiche.
Voglio percepire tutti i suoni e fonemi, gli odori e gli aromi delle piazze che visito.
Tutto ciò che facevo una volta, prima che mi trovassi occupata a sentire tutto il male del mondo, che, ha reso ciechi tutti i miei sensi.
Mi ha trasformato in un automa che contribuisce alla mestizia e all'angoscia di questo pianeta.
Reclamo, con gentilezza, sorrisi e cordialità per sbiadire questa 
macchia nella mia mente.

-Marina D'Avello

lunedì 24 agosto 2015

L'arte appartiene all'eternità

"Nessun opera d'arte erotica è una porcheria, quand'è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l'osservatore, se costui è un porco."

(Egon Schiele - "Ritratto d'artista")


Buonasera cari lettori!
l'ultima volta ci siamo lasciati con una riflessione che univa il concetto di "espressione artistica" a quello di "dolore".
Oggi desideriamo dedicare questo articolo a uno degli esponenti dell'Espressionismo del primo '900: Egon Schiele.


Sebbene abbia avuto una breve esistenza, il suo talento sboccia sin dalla tenera età e lo porterà a divenire uno dei più grandi tra i grandi.
Ciò che va' a caratterizzare la sua vasta produzione artistica è la volontà di trasmettere, attraverso pennellate decise, corpi contorti, paesaggi spogli, il grande dissidio interiore che lo logorava.
Della sua sofferenza, Schiele ne ha fatto una forza. Fulcro del suo successo saranno tutta quelle serie di esperienze che lo andranno a caratterizzare come individuo nella storia.
Lo stile di Schiele richiama molto quello di Klimt sopratutto per l'interesse nei confronti dei corpi nudi e della sessualità maschile.
Egli concentra la sua attenzione artistica sulla figura umana, prendendo a modello sopratutto le donne che vissero con lui e ritraendole anche nei momenti più impensati (ritrasse l'ultima moglie durante l'agonia dovuta all'influenza spagnola).
La figura femminile viene vista come oggetto del desiderio, sebbene le donne ritratte indossino sempre un'espressione altera e sicura, che non trapela debolezze.
Le donne ritratte urlano nel silenzio della loro anima un senso di inadeguatezza nei confronti della società di cui son schiave.
 I colori son scuri, ben delineati, quasi a voler porre tutta l'attenzione dell'osservatore sul soggetto e basta.
L'ambientazione, spoglia e malinconica, funge da collegamento diretto con l'anima logorata e disperata dell'autore stesso. In questo modo va' ad apporre un'introspezione psicologica degna di nota, in cui ambiente e soggetto, sebbene ben delineati, entrano a far parte del medesimo meccanismo.
Ciò fa' sì che Schiele sia (implicitamente) presente in ogni sua opera e ne diventi un elemento sostanziale.
A questo punto si può affermare che non esiste più distinzione tra 'arte' e 'artista'. Non serve più. Essi sono strettamente necessari per la piena realizzazione di un qualcosa di più maestoso. Essi sono la chiave del magnifico.
Molto spesso, autori come Schiele (e più avanti vedremo ancora meglio con Klimt) vengono declassati e ridotti a 'pervertiti con disturbi'.
L'ossessione per il sesso, la voglia di superare questo tabù, il desiderio bramoso di averne ancora e ancora risiede, per la maggior parte, nell'occhio che si posa, superficalmente, sulla tela.
L'intento di Schiele non era atto all'aumento della masturbazione o del tasso dei segaioli (anche allora esistevano, non fate gli schizzinosi), ma quello di andare a criticare l'ipocrisia borghese e cristiana del tempo.
Era voglia di cambiare un meccanismo in una società mediocre, superficiale e prettamente falsa. Oggi come oggi, penso che sia più semplice, così come allora, catalogare tutto secondo considerazioni frivole e insensate. Tuttavia viviamo di magre illusioni. Tuttavia ci lamentiamo, e al tempo stesso non facciamo nulla.
Noi, personalmente, abbiamo imparato ad amare le opere di Schiele tardi, imbattendoci in una delle sue tele più famose: "L'abbraccio" (Gli Amanti).

 Ci colpì l'espressione della donna: arresa ai desideri di un uomo che sembra stia vivendo un'agonia lancinante. Lei è la vita a cui lui si avvinghia, la speranza di non morire, ma al medesimo istante, di farlo con accanto qualcuno.
Non stanno facendo l'amore. Non vi sono carezze, non emerge la piena unione dei due. Il loro abbraccio è un necessario e insaziabile attaccamento alla vita che sta scivolando via, silenziosamente. Tuttavia è soprattutto un allontanamento da essa, o se volete un estremo legarsi alla morte come se essa fosse finalmente 'riparo dai mali di vivere'.

"Tutto nella vita è morte; ogni atto ha un carattere di cessazione, di distruzione e più di ogni altro l'atto erotico: amare passionalmente, amare carnalmente, è un po' come morire."

Amare senza amore altro non è che vivere senza libertà di farlo realmente. L'amore di Magritte risultava platonico e ideale, Schiele sceglie di elevare l'amore nella sua essenza ultima: nella capacità di amare e di farsi amare. Senza il bisogno di censure, senza ipocrisie, ma nella maniera più umana possibile. Egli dipinge un concetto di amore eterno attraverso la rappresentazione della limitatezza dell'essere. Racchiude un sentimento infinito in un corpo destinato alla morte.
Ma la morte è forse la realizzazione più concreta di ciò che infondo è la vita. Essa è onnipresente all'interno del quadro, sia per i colori pallidi dei corpi, sia per quelli scuri dei capelli, sia per il lenzuolo che sembra voglia inghiottirli in una fine abissale, ma accogliente.
La paura e la voglia di morire di essi ci ha sempre lasciate attonite, come se non fosse necessario parlare: era tutto esattamente come e dove doveva essere. Ti ritrovi, di punto in bianco, a esser messo davanti alla tua condizione umana volta alla disgregazione e ti senti, per la prima volta, 'uomo'.


Schiele è stato il cambiamento che voleva vedere nel mondo.
Schiele, ancora prima di Gandhi, ha rotto gli schemi e ne ha dipinti di nuovi.
Schiele ha scelto di essere Schiele, grande tra i grandi.
L'arte di Egon ci rende liberi di perderci nell'infinito della nostra esistenza, di sentirci limitati, ci rende liberi di essere esseri umani in balia di emozioni che ci porteranno a dipingere il quadro della nostra vita.


Abbiamo deciso di cambiare impostazione rispetto agli articoli precedenti, in modo da renderli differenti, piacevoli e discorsivi. Speriamo vi sia piaciuto e abbia suscitato qualcosa, anche una piccola curiosità.
Non fuggite la realtà dei fatti, ma rendetela bella ai vostri occhi riuscendo a cogliere anche in qualcosa di terribile come la morte, un senso di rinascita.

Silvia Bottero, Claudia della Monica

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/arte/frase-64659?f=a:10421>

I ORIGINS – RECENSIONE



“Credo che noi due ci conosciamo da sempre, sai perché? Quando c'è stato il Big Bang tutti gli atomi dell'universo si sono uniti in un minuscolo puntino che poi è esploso. Quindi i miei atomi e i tuoi atomi erano sicuramente insieme, chissà, magari si sono uniti diverse volte negli ultimi tredici virgola sette miliardi di anni. I miei atomi conoscono i tuoi atomi, li conoscono sin dall'inizio. I miei atomi hanno sempre amato i tuoi atomi.”

Ian Gray , dottorando in biologia molecolare , incontra ad una festa in maschera una giovane modella , Sofi . L’incontro è fugace , ma gli occhi particolari della giovane fanno innamorare Ian , tanto che la cercherà (fino a trovarla) per tutta la città. Sette anni dopo Ian e Karen , la sua partner di laboratorio , fanno una scoperta che potrebbe mettere in crisi tutto il suo mondo.


Diretto da Mike Cahill “ I Origins” è un film complesso , un gioiello dei film di fantascienza d’autore. L’intera pellicola si sviluppa attorno al tema della contrapposizione tra fede e scienza , tra un universo scientificamente provato e un mondo basato su emozioni prive di logica. Una riflessione sull’uomo e sul suo modo di guardare le cose che stanno al di là della sua percezione . La scienza come ci mostra il film può essere il mezzo per arrivare all’obiettivo supernaturale , e non un modo per spiegare il fenomeno .Tuttavia se non conosco una cosa posso immaginarla , se una cosa è incredibile posso renderla credibile. Un film che per una volta riesce ad unire fede e scienza e a dimostrare quanto entrambe siano uno dipendente dall’altra.

Un film che non si dimentica facilmente , che dice e dà tanto. Supportata da una regia poco invadente e che riesce ad essere attenta ai temi affrontati . Ottima la fotografia e azzeccata la scelta del cast . Consigliato per chi non si ferma mai alla superficie.

- Maria Torromeo