lunedì 31 agosto 2015

Le migliori serie tv del 2015

Il 2015 con l’avvento di Netflix è diventato l’anno delle serie tv. C’è stato infatti l’esordio di decine di serie tv molto interessanti , ecco a voi la nostra classifica.


5. Unbreakable Kimmy Schmidt
L a serie segue le vicende di Kimmy Schmidt , una ragazza sequestrata da una setta religiosa e liberata 15 anni dopo che si trasferisce a New York per cominciare una nuova vita. Prodotta da Tina Fey , è una commedia brillante e divertente che racchiude in sé tutti i tipici clichè sulla città di New York . Ottima l’interpretazione di Ellie Kemper .


4. Raised by Wolves
Prodotta da Channel 4 parla di una famiglia disfunzionale  , pazza ed eccessiva ( avete presente Shamless ? Triplicatelo ) dove i figli sono cresciuti ‘’ dai lupi’’. I personaggi principali sono le due sorelle maggiori Aretha e Germaine  diverse non solo fisicamente ma anche caratterialmente , la prima introversa , magra e rossiccia , l’altra iperattiva e robusta; e la matriarca Della , una donna piena di sé e con un atteggiamento mascolino. Consigliato a chi è amante del black humor.


3.Odd Mom Out
Ispirato alle vicende di Jill Kargman , la serie tv mostra in una chiave ironica e anche un pizzico pungente la ricca classe dell’Upper East Side di New York  , protagoniste sono le bellissime e trendy mamme newyorkesi , così ricche e belle che Jill si ritroverà ad essere la pecora nera del gruppo.


2. Mr Robot
Targata USA Network , la serie è incentrata sul giovane Elliot un programmatore e impiegato presso un’azienda di sicurezza informatica , che dopo essere riuscito ad arginare un attacco informatico , viene contattato da un gruppo segreto di hacker il cui fine ultimo è quello di attaccare e distruggere la Evil Corp. La Evil Corp è simbolo di critica verso tutte quelle corporazioni che si arricchiscono sfruttando i cittadini e illudendoli con la prospettiva di un futuro migliore. Una serie tv innovativa e sempre in bilico su ciò che è lecito e non.


1.Outlander

Tratto da una saga letteraria scritta da Diana Gabaldon , narra le vicende di Claire Beauchamp , un’infermiera di guerra sposata con lo storico Frank Randall. I due decidono di partire ad Inverness , per recuperare il loro rapporto , ma durante una visita al cerchio druidico di Craigh na Dun , Claire viena catapultata nel 1743 , periodo storico caratterizzato dalla ribellione delle truppe scozzesi alle invasioni delle truppe inglesi. E’ in quest’epoca che conoscerà Jamie Fraser , un giovane guerriero che l’aiuterà a ritornare alla sua epoca. Scenografie pazzesche , i paesaggi scozzesi arricchiscono ancor di più quest’emozionante serie , buoni gli attori , perfetta soprattutto la chimica tra i due protagonisti .  


- Maria Torromeo

venerdì 28 agosto 2015

Ridatemi il dettaglio d'un sorriso.

Quando ti affacci dalla finestra, cosa vedi? In una strada affollata, stracolma di esseri umani immersi nella loro quotidianità, cosa noti?
Passeggiando tra le aiuole e i marciapiedi coperti da sigarette e siringhe, a cos'è che pensi?
Sono domande a cui non trovo risposta.
Sono troppo impegnata a pensare a irrecuperabili quesiti e interrogativi ormai insanabili e smarriti.
Voglio riconquistare il tempo, voglio riprendermi lo spazio e riciclare tutta la materia sprecata e consumata da dilemmi e dubbi.
Non voglio che tutto rimanga un'incognita, non sono una persona spronata da insignificante superficialità. Io non sono superflua.
Voglio solo sedermi su una panchina e tastare il legno da cui è composta e notare il "Mamma!! io non voglio andare a scuola domani!" Di un bambino iperattivo e vivace, una casalinga che :" Stasera venite a cena da noi? Cosa portate?" Alla coppia di amici senza figli.
Voglio scorgere sorrisi scolpiti sui visi, il disappunto delle anziane signore ai tavolini del bar alla vista di una dodicenne in minigonna, udire l'urlo di un neonato in carrozzina e le risate isteriche di un gruppo di amiche.
Voglio percepire tutti i suoni e fonemi, gli odori e gli aromi delle piazze che visito.
Tutto ciò che facevo una volta, prima che mi trovassi occupata a sentire tutto il male del mondo, che, ha reso ciechi tutti i miei sensi.
Mi ha trasformato in un automa che contribuisce alla mestizia e all'angoscia di questo pianeta.
Reclamo, con gentilezza, sorrisi e cordialità per sbiadire questa 
macchia nella mia mente.

-Marina D'Avello

lunedì 24 agosto 2015

L'arte appartiene all'eternità

"Nessun opera d'arte erotica è una porcheria, quand'è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l'osservatore, se costui è un porco."

(Egon Schiele - "Ritratto d'artista")


Buonasera cari lettori!
l'ultima volta ci siamo lasciati con una riflessione che univa il concetto di "espressione artistica" a quello di "dolore".
Oggi desideriamo dedicare questo articolo a uno degli esponenti dell'Espressionismo del primo '900: Egon Schiele.


Sebbene abbia avuto una breve esistenza, il suo talento sboccia sin dalla tenera età e lo porterà a divenire uno dei più grandi tra i grandi.
Ciò che va' a caratterizzare la sua vasta produzione artistica è la volontà di trasmettere, attraverso pennellate decise, corpi contorti, paesaggi spogli, il grande dissidio interiore che lo logorava.
Della sua sofferenza, Schiele ne ha fatto una forza. Fulcro del suo successo saranno tutta quelle serie di esperienze che lo andranno a caratterizzare come individuo nella storia.
Lo stile di Schiele richiama molto quello di Klimt sopratutto per l'interesse nei confronti dei corpi nudi e della sessualità maschile.
Egli concentra la sua attenzione artistica sulla figura umana, prendendo a modello sopratutto le donne che vissero con lui e ritraendole anche nei momenti più impensati (ritrasse l'ultima moglie durante l'agonia dovuta all'influenza spagnola).
La figura femminile viene vista come oggetto del desiderio, sebbene le donne ritratte indossino sempre un'espressione altera e sicura, che non trapela debolezze.
Le donne ritratte urlano nel silenzio della loro anima un senso di inadeguatezza nei confronti della società di cui son schiave.
 I colori son scuri, ben delineati, quasi a voler porre tutta l'attenzione dell'osservatore sul soggetto e basta.
L'ambientazione, spoglia e malinconica, funge da collegamento diretto con l'anima logorata e disperata dell'autore stesso. In questo modo va' ad apporre un'introspezione psicologica degna di nota, in cui ambiente e soggetto, sebbene ben delineati, entrano a far parte del medesimo meccanismo.
Ciò fa' sì che Schiele sia (implicitamente) presente in ogni sua opera e ne diventi un elemento sostanziale.
A questo punto si può affermare che non esiste più distinzione tra 'arte' e 'artista'. Non serve più. Essi sono strettamente necessari per la piena realizzazione di un qualcosa di più maestoso. Essi sono la chiave del magnifico.
Molto spesso, autori come Schiele (e più avanti vedremo ancora meglio con Klimt) vengono declassati e ridotti a 'pervertiti con disturbi'.
L'ossessione per il sesso, la voglia di superare questo tabù, il desiderio bramoso di averne ancora e ancora risiede, per la maggior parte, nell'occhio che si posa, superficalmente, sulla tela.
L'intento di Schiele non era atto all'aumento della masturbazione o del tasso dei segaioli (anche allora esistevano, non fate gli schizzinosi), ma quello di andare a criticare l'ipocrisia borghese e cristiana del tempo.
Era voglia di cambiare un meccanismo in una società mediocre, superficiale e prettamente falsa. Oggi come oggi, penso che sia più semplice, così come allora, catalogare tutto secondo considerazioni frivole e insensate. Tuttavia viviamo di magre illusioni. Tuttavia ci lamentiamo, e al tempo stesso non facciamo nulla.
Noi, personalmente, abbiamo imparato ad amare le opere di Schiele tardi, imbattendoci in una delle sue tele più famose: "L'abbraccio" (Gli Amanti).

 Ci colpì l'espressione della donna: arresa ai desideri di un uomo che sembra stia vivendo un'agonia lancinante. Lei è la vita a cui lui si avvinghia, la speranza di non morire, ma al medesimo istante, di farlo con accanto qualcuno.
Non stanno facendo l'amore. Non vi sono carezze, non emerge la piena unione dei due. Il loro abbraccio è un necessario e insaziabile attaccamento alla vita che sta scivolando via, silenziosamente. Tuttavia è soprattutto un allontanamento da essa, o se volete un estremo legarsi alla morte come se essa fosse finalmente 'riparo dai mali di vivere'.

"Tutto nella vita è morte; ogni atto ha un carattere di cessazione, di distruzione e più di ogni altro l'atto erotico: amare passionalmente, amare carnalmente, è un po' come morire."

Amare senza amore altro non è che vivere senza libertà di farlo realmente. L'amore di Magritte risultava platonico e ideale, Schiele sceglie di elevare l'amore nella sua essenza ultima: nella capacità di amare e di farsi amare. Senza il bisogno di censure, senza ipocrisie, ma nella maniera più umana possibile. Egli dipinge un concetto di amore eterno attraverso la rappresentazione della limitatezza dell'essere. Racchiude un sentimento infinito in un corpo destinato alla morte.
Ma la morte è forse la realizzazione più concreta di ciò che infondo è la vita. Essa è onnipresente all'interno del quadro, sia per i colori pallidi dei corpi, sia per quelli scuri dei capelli, sia per il lenzuolo che sembra voglia inghiottirli in una fine abissale, ma accogliente.
La paura e la voglia di morire di essi ci ha sempre lasciate attonite, come se non fosse necessario parlare: era tutto esattamente come e dove doveva essere. Ti ritrovi, di punto in bianco, a esser messo davanti alla tua condizione umana volta alla disgregazione e ti senti, per la prima volta, 'uomo'.


Schiele è stato il cambiamento che voleva vedere nel mondo.
Schiele, ancora prima di Gandhi, ha rotto gli schemi e ne ha dipinti di nuovi.
Schiele ha scelto di essere Schiele, grande tra i grandi.
L'arte di Egon ci rende liberi di perderci nell'infinito della nostra esistenza, di sentirci limitati, ci rende liberi di essere esseri umani in balia di emozioni che ci porteranno a dipingere il quadro della nostra vita.


Abbiamo deciso di cambiare impostazione rispetto agli articoli precedenti, in modo da renderli differenti, piacevoli e discorsivi. Speriamo vi sia piaciuto e abbia suscitato qualcosa, anche una piccola curiosità.
Non fuggite la realtà dei fatti, ma rendetela bella ai vostri occhi riuscendo a cogliere anche in qualcosa di terribile come la morte, un senso di rinascita.

Silvia Bottero, Claudia della Monica

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/arte/frase-64659?f=a:10421>

I ORIGINS – RECENSIONE



“Credo che noi due ci conosciamo da sempre, sai perché? Quando c'è stato il Big Bang tutti gli atomi dell'universo si sono uniti in un minuscolo puntino che poi è esploso. Quindi i miei atomi e i tuoi atomi erano sicuramente insieme, chissà, magari si sono uniti diverse volte negli ultimi tredici virgola sette miliardi di anni. I miei atomi conoscono i tuoi atomi, li conoscono sin dall'inizio. I miei atomi hanno sempre amato i tuoi atomi.”

Ian Gray , dottorando in biologia molecolare , incontra ad una festa in maschera una giovane modella , Sofi . L’incontro è fugace , ma gli occhi particolari della giovane fanno innamorare Ian , tanto che la cercherà (fino a trovarla) per tutta la città. Sette anni dopo Ian e Karen , la sua partner di laboratorio , fanno una scoperta che potrebbe mettere in crisi tutto il suo mondo.


Diretto da Mike Cahill “ I Origins” è un film complesso , un gioiello dei film di fantascienza d’autore. L’intera pellicola si sviluppa attorno al tema della contrapposizione tra fede e scienza , tra un universo scientificamente provato e un mondo basato su emozioni prive di logica. Una riflessione sull’uomo e sul suo modo di guardare le cose che stanno al di là della sua percezione . La scienza come ci mostra il film può essere il mezzo per arrivare all’obiettivo supernaturale , e non un modo per spiegare il fenomeno .Tuttavia se non conosco una cosa posso immaginarla , se una cosa è incredibile posso renderla credibile. Un film che per una volta riesce ad unire fede e scienza e a dimostrare quanto entrambe siano uno dipendente dall’altra.

Un film che non si dimentica facilmente , che dice e dà tanto. Supportata da una regia poco invadente e che riesce ad essere attenta ai temi affrontati . Ottima la fotografia e azzeccata la scelta del cast . Consigliato per chi non si ferma mai alla superficie.

- Maria Torromeo


domenica 23 agosto 2015

La poesia, non è morta.


Volsi l'occhio intorno.
Era buio, 
le stelle scomparse con le mie preghiere
e Dio s'era dimenticato di me.
Sentivo freddo 
e, a compagnarmi, avevo i latrati lontani 
dei cani da caccia che annusavano le volpi 
con rabbia.
Le tegole del tetto dov'ero 
svanivano da sotto i miei occhi, 
inghiottite da una notte 
che per la prima volta, 
dopo tante che mi aveva cullata,
m'era nemica.
Non scorreva più il tempo, 
rimanevo ferma instabile,
a pochi minuti dopo scoccate le tre.
Mi tastavo le vene 
senza sentir nulla più che niente 
e le campane non rintoccavano più, 
se non a morto.

- Alessandra Bartolomei

In memoria d'un uomo normale come noi tutti della cui esistenza nessuno saprà mai nulla più di chi gli fu affezionato.

Cultura è anche ricordare che esistono eroi a cui non viene attribuito nessun onore pubblico, speriamo.

sabato 22 agosto 2015

Van Tassel, Solganda e l' Integratron.

George Van Tassel, il 24 agosto 1953 fu svegliato da un alieno.
Aveva sembianze umanoidi, indossava una tuta grigia e si rivolse a lui «in un perfetto inglese», come Van Tassel riferì anni dopo durante un’intervista.
L’alieno gli disse di chiamarsi Solganda, di avere circa 700 anni e provenire da Venere.(il codice fiscale se l'era dimenticato a casa).
spiegò a Van Tassel che, lì vicino a Landers, l'attendeva l'astronave di cui era capitano e lo invitò a salire a bordo. Solganda gli rivelò che i metalli che gli umani usavano per la costruzione di edifici interferiva pesantemente con le loro frequenze radio e stava disturbando ''il flusso di pensieri interplanetario''.
A quel punto Solganda gli consegnò il progetto per costruire una struttura che al proprio interno avrebbe sospeso la legge di gravità, esteso la durata della vita umana e agevolato i viaggi nel tempo. Solganda se ne andò e Van Tassel non lo rivide mai più.
All’epoca Van Tassel aveva 43 anni e si era trasferito a Landers con la sua famiglia sei anni prima. Il paese si trova all’interno del deserto Mojave e lì, aveva preso in gestione un piccolo aeroporto. In precedenza aveva lavorato come ingegnere aeronautico per alcune società americane, prima di decidere di trasferirsi a Landers.
L’edificio che Van Tassel costruì con le istruzioni dategli da Solganda,fu concluso circa vent’anni dopo. Realizzò l’edificio quasi interamente in legno (regalotogli da un suo ex datore di lavoro, si dice) e finanziando la sua costruzione con svariate donazioni. Lo chiamò “Integratron” e spiegò che era «un generatore elettrostatico ad alto voltaggio che avrebbe rifornito un gran numero di frequenze al fine di ricaricare la struttura cellulare». In pratica, la fonte della giovinezza degli anni 80.
L’edificio fu costruito a forma di cupola, e pitturato di bianco: era alto circa 11 metri e aveva un diametro di quasi 17 metri. Sulle pareti della struttura furono costruite 16 finestre rettangolari. All’interno una struttura in legno formava una specie di cupola, mentre il pavimento era quasi lucido. Fuori, attorno, non c’era praticamente nulla.

Van Tassel morì nel 1978 a poche settimane dall’inaugurazione ufficiale dell’edificio, lasciandolo incompleto. Il sito ufficiale dell' Integratron spiega che «i macchinari di George Van Tassel, i suoi appunti e i suoi schemi scomparvero poco dopo la sua morte, e non sono ancora stati ritrovati. La cartella che l’FBI ha messo insieme su di lui è ancora top secret». A causa dei debiti, la sua seconda moglie fu costretta nel 1986 a vendere la struttura per 50mila dollari.
L’Integratron fu acquistato da Emile Canning e Diana Cushing, che lo aprirono al pubblico. Fu così che L'integratron, qualunque cosa avrebbe dovuto essere secondo Solganda e Van Tassel, divenne una specie di meta per appassionati di avvistamenti UFO e sessioni meditative.

- Alessandra Bartolomei

venerdì 21 agosto 2015

Il dolore può essere arte?

Buonasera lettori!
La volta scorsa ci siamo lasciati augurandoci un 'Buon Ferragosto' grazie alla realtà surreale e misteriosa di Rene` Magritte. E sta volta?! Beh oggi abbiamo deciso di guardare l'arte da un altro punto di vista.
Secondo voi, catturare l'attenzione attraverso l'arte per qualcosa che e' tutt'altro che salutare' funziona?
Pensate solo a come sono cambiati semplicemente i pacchetti di sigarette: ne vengono creati sempre di nuovi, di più belli, di più particolari, di più accattivanti.
Per questo la domanda seguente e': attraverso l'arte cosa si può creare?
Tutto.
Tuttavia l'arte che cosa esprime? La continua ricerca della perfezione, della bellezza pura, del modo in cui esprimere la giusta sensazione, nel cercare la costante attenzione di chi guarda.
La grande forza dell'arte si basa appunto sul lasciare qualcosa, una curiosità, una voglia di acquisirne ancora.
Ecco, i pacchetti di sigarette, la loro estetica rendono proprio questo principio e i grandi monopoli cercano di incentivarne la vendita innovandoli continuamente. 



Basta vedere l'ultima edizione utilizzata dalle Chesterfield, sia rosse che blu, dove i pacchetti prendono le sembianze di tele per accogliere gli schizzi di colore dovuti ai differenti generi musicali che rappresentano. Il rosso, il nero e il giallo esprimono tutta la grinta richiesta dal Rock; Il celeste, il fucsia e l'argento hanno proprio la faccia di chi ama l'Elettro; il blu e il giallo tirano a se` il Drum&Bass.
E tutti questi pacchetti risultano perfettamente armonizzati, perfettamente adatte a chi, oltre che concedersi una sigaretta, ha anche voglia di passarsi il contenitore tra le mani e scorrere con gli occhi le varie strisciate di colore. Anche l'occhio vuole la sua parte, no?! In questo modo l'arte si unisce all'utile, e ciò porta guadagno da entrambe le parti, ma in maniera differente.
Da un lato il guadagno concreto del venditore, dall'altra il guadagno di poter lanciare un piacevole sguardo a ciò che più nuoce alla salute.
Perché considerarla arte?! L'arte e' la manifestazione anche del male. Del dolore, della ricerca di un'emozione passeggera.
La sigaretta cosa e' in fondo?! Voglia di tranquillità. Ecco perché l'estetica del pacchetto rientra in ciò che si può considerare 'espressione artistica'.


Espressione artistica che manifesta anche le emozioni peggiori che un essere umano possa provare.
Molti pittori, disegnatori, fotografi, musicisti e tutti coloro che manifestano nel loro fare quotidiano ciò che provano e sentono, pensandoci, osservando, leggendo, ascoltando, vedendo raffigurati su tela, su carta o anche -perché no- su pelle, provano dolore nell'osservare ciò che la loro mente ha creato; ciò che le loro mani hanno plasmato, ma e' effettivamente questo ciò che porta loro dolore.
Anche nelle sigarette, chi non rimane estasiato nel vedere che hanno cambiato il loro aspetto, qualcosa di nuovo in qualcosa di vecchio, qualcosa di più bello in qualcosa di brutto.
L'arte esprime il dolore provato, ma al tempo stesso la gioia, il senso di liberazione estremo nel raffigurarlo.
Picasso ne e' un chiaro esempio: il 'Periodo Blu' era proprio questo. 


Esso era la rappresentazione concreta delle paure, delle disillusioni, delle angosce e del dolore che risiedevano in un solo uomo.
Ed e' solo da quest'uomo che ci e' arrivata una quantità di quadri che si son aggiunti a tutti quelli di coloro che mantengono viva la nostra storia. Il dolore e' parte di questa storia, della storia di Picasso, della storia di ognuno di noi.
Disegnare, per Pablo, era uno sfogo, era un ricordarsi quelle esatte sensazioni provate nel momento stesso in cui si ha sofferto. Era una fotografia da poter riguardare, anche a distanza di tempo, con la sicurezza che avrebbe riportato alla mente quei mali che lo avevano fatto cadere in quel baratro di mere emozioni.
Per noi, per altri, il dolore si può esprimere col fumo, col disegnare nell'aria le mancanze, passandosi tra le mani questi pacchetti. Sempre nuovi, più accesi, più vicini, quasi a conforto del male dell'uomo.
Il paragone tra fumo e arte, tra dolore rappresentato e meraviglia nel vederlo portano proprio a concepire l'arte come mezzo a 360 gradi in grado di potersi accostare a qualsiasi cosa, rimanendo sempre in armonia con l'insieme e in grado di lasciare un messaggio, a volte chiaro, a volte avvolto nel mistero.
Vi lasciamo con questa riflessione venutaci oggi durante una tranquillissima 'pausa sigaretta' e ci scusiamo per essere usciti cosi' tardi, ma siamo state abbandonate dalla connessione per alcune ore e in più il computer ha anche deciso di prendersi una pausa lunga quanto un giubileo..
Alla prossima ragazzi!

Silvia Bottero, Claudia della Monica